Il 13 dicembre 2009, il Cile andrà alle urne per scegliere il nuovo Presidente, mentre Michelle Bachelet non potrà ricandidarsi. La coalizione di centro-sinistra, che ha guidato il Paese fin dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, per quasi vent’anni, sta implodendo su se stessa: divisa al proprio interno, ripiegata su un frammentario individualismo e incapace al rinnovamento. L’opposizione verosimilmente vincerà le elezioni mentre la candidatura di Marco Enriquez Ominami, nuova figura progressista nel panorama politico cileno e terzo candidato alle presidenziali, potrebbe trasformare la sconfitta della sinistra in una definitiva disfatta; al contempo Ominami potrebbe incarnare, per il futuro, il rinnovamento che il Paese richiede. I cileni, soprattutto le fasce più giovani della popolazione, sentono il forte bisogno di continuare il cammino del progressismo e daranno il proprio voto a chi meglio saprà intercettare questo bisogno.
I successi dell’economia non sono sufficienti.
La rapida e consistente crescita economica del Paese è stata alimentata dagli enormi introiti dovuti dalle esportazioni del rame, di cui è il primo produttore mondiale, e del suo esponenziale rialzo del prezzo. Nel contempo il mercato interno è stato cautamente aperto agli investitori stranieri e, contemporaneamente, un flusso crescente di investitori cileni ha esportato i propri interessi e capitali. Ad oggi, questa crescita economica ha subito una consistente battuta d’arresto a causa del crollo del prezzo delle commodities e del rallentamento della produzione mondiale. Il Fondo Monetario Internazionale, nei mesi scorsi, è passato da una previsione di chiusura del 2009 per il Prodotto Interno Lordo del +2% a un incerto +0.14%: attualmente non si può prevedere con sufficiente certezza se il Cile sarà in grado di evitare la recessione, anche se, diversamente da altre economie della regione (Argentina in primis) può vantare fondamentali più solidi a sostegno della ripresa.
Il Governo di Michelle Bachelet non solo ha lavorato per strutturare la crescita economica, alleviandole lo spettro della volatilità legata alle commodities, ma ha agito prontamente con un finanziamento di 4 miliardi di dollari a sostegno delle fasce più deboli della popolazione e per stimolare l’economia. Tali provvedimenti non sono stati probabilmente sufficienti per ricostituire la fiducia negli investitori, soprattutto poiché questa incertezza di fondo è di natura prettamente politica.
Un saldo controllo dell’economia e chiare direttive da parte del Governo sono i fattori chiave per la riuscita dei sostegni finanziari varati. A maggior ragione, questa necessità si rende più insistente alla soglia delle elezioni presidenziali del 13 dicembre, quando Michelle Bachelet non potrà ricandidarsi e a fronte dei migliori risultati dell’opposizione di destra, alle consultazioni amministrative. La sinistra di governo non ha colto la necessità di ricompattarsi per sostentare una salda ripresa economica, ma anzi ha puntato sul positivo operato del Governo Bachelet come carta vincente di fronte all’elettorato. Questo primo abbaglio, una classe dirigente logora, una coalizione oramai giunta alla fine del suo ciclo e una destra fortemente individualistica saranno i fattori che potrebbero portare la sinistra di governo alla sconfitta. Tuttavia, la candidatura di Marco Enriquez Ominami potrebbe incidere sulla dimensione di tale sconfitta, per aggravarla e darle i lineamenti di una disfatta.
La Concertacion: la fine di un ciclo
Alla caduta di Augusto Pinochet, una coalizione di partiti di centro-sinistra assunse la responsabilità di traghettare il Paese verso la democrazia. A distanza di quasi vent’anni, se la Concertacion de Partidos por la Democracia sembra aver incanalato su stabili binari la transizione, essa sembra tuttavia aver esaurito la propria carica innovatrice, e c’è chi parla già di “implosione”. Dall’altro lato, la destra cilena sembra essersi scrollata il fardello del pesante passato, ed è pronta a riprendere le redini del Paese.
I quattro partiti di centro-sinistra (i Cristiano-Democratici, il Partito per la Democrazia, i Socialisti e i Radicali) sono divisi, a tal punto da minacciare la stessa tenuta della coalizione, e non sono stati in grado di presentare una candidatura “forte” per le presidenziali. Nei fatti, la scelta è caduta sul Senatore Eduardo Frei, già Presidente nel 1990, dopo che tutti gli altri candidati si sono tirati indietro (fra cui un altro ex Presidente, Ricardo Lagos, e il Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Josè Miguel Isulza). Il fallimento più grosso della coalizione di centro-sinistra è verosimilmente quello di non essere stato in grado di rinnovarsi al proprio interno, di presentare una nuova classe dirigente che potesse essere maggiormente in linea con le necessità del Paese.

- Eduardo Frei: il candidato della Concertacion
Di contro, l’opposizione di centro-destra, Alianza por Cile, ha puntato tutto sulla personalizzazione della propria linea politica nella figura di Sebastian Pinera, un discusso imprenditore miliardario. Pinera, dopo essere stato sconfitto da Michelle Bachelet nelle precedenti presidenziali, ha incentrato la sua strategia su due fronti: cercare di ottenere il controllo assoluto del partito e intercettare i voti degli scontenti elettori di centro-sinistra. In entrambi i casi, Pinera sembra aver raggiunto i suoi obiettivi.
Entrambe le alleanze, tuttavia, sembra non siano state in grado di presentare programmi politici sufficientemente convincenti, tanto che un sondaggio d’inizio anno dimostrava che circa la metà dei cileni non si sentiva adeguatamente rappresentata da nessuno dei principali leaders. La candidatura come indipendente da parte di Marco Enriquez Ominami verosimilmente non muterà l’esito delle elezioni, ma sancirà lo scenario futuro per la Concertacion. Se Ominami dovesse andare al ballottaggio con il candidato di centro-destra si profilerebbe un tracollo politico per l’attuale classe dirigente; con l’esclusione di Michelle Bachelet e di una buona parte dei membri del Governo, che godono di un certo supporto da parte dell’opinione pubblica.
Difficilmente Marco Enrique Ominami sarà il prossimo Presidente del Cile, tuttavia, il suo giovane carisma politico e proposte decisamente progressiste per la “conservatrice” società cilena, hanno dato una forte scossa alla campagna elettorale. Nei fatti, la candidatura di Ominami è attualmente credibile, da un punto di vista politico, e sufficientemente alternativa alle proposte di Concertacion e Alianza.
La candidatura di Marco Enriquez Ominami.
Ex regista cinematografico cresciuto in Europa, responsabile delle campagne mediatiche di candidati alle presidenziali in alcuni Stati latino-americani, ex socialista: il trentaseienne Marco Enriquez Ominami, figlio del leader del Movimento Rivoluzionario di Sinistra torturato da Pinochet, a dispetto dell’apparente “candidatura di facciata”, è un personaggio da non sottovalutare. Nei fatti, sembra che Ominami è stato in grado di raccogliere le firme necessarie per presentare la sua candidatura e, di fatto, da essere politicamente sconosciuto è passato a costituire la terza candidatura in assoluto.

- Un’immagine di Marco Enriquez Ominami tratta dal suo profilo Facebook. Il social network è fortemente usato da Ominami per sostenere la sua candidatura.
La sua strategia è incentrata sull’intercettare gli scontenti e disaffezionati di ogni classe sociale e ogni partito politico; se da una parte tale politica può essere considerata solo populista, d’altra parte è fondamentale considerare come Ominami stia costruendo il suo consenso direttamente sulle necessità della popolazione. Il partito dei Verdi gli ha apertamente dato il proprio sostegno, mentre Ominami ha sfruttato tali tematiche per aprirsi un varco di visibilità nella campagna elettorale: la sua opposizione alla costruzione di una diga nella regione dell’Aysen può contare sull’appoggio di oltre il 57% della popolazione.
Le sue parole d’ordine sono diritti omosessuali, liberalizzazione dell’uso di marijuana e legalizzazione dell’aborto, tuttora illegale nel Paese anche in caso di pericolo di vita della donna. Economicamente si dichiara favorevole ad incrementare le royalties per l’estrazione di rame, ad aumentare le imposte su alcolici e tabacco, ed alla contemporanea riduzione delle tasse per i redditi più bassi. Istituzionalmente si propone di creare un fondo pensioni statale e di cambiare il sistema di Governo con l’introduzione della figura del Primo Ministro; tale riforma statale sembra aver destato un positivo interesse da parte dei locali analisti politici.
I sondaggi a 75 giorni dal voto.
Gli ultimi sondaggi consolidano la popolarità dell’auttuale Presidente Bachelet con una percentuale di approvazione del 72%. Per quanto riguarda i candidati alle elezioni, Sebastian Pinera raccoglie il 37% delle preferenze, Eduardo Frei è riuscito a risalire al 25% dopo il calo degli ultimi mesi, mentre Marco Enriquez Ominami si consolida al 19%, dopo le altalenanti percentuali dovute all’exploit per la sua candiatura. Fra i tre candidati, tutti i principali istituti di analisi politica, sia cileni sia la maggior parte degli istituti internanzionali, sono concordi nel ritenere “in ascesa” il trend di Ominami, mentre più precario quello degli alri condidati, fermo restando le percentuali segnalate. È probabile che i due candidati al ballottaggio saranno Pinera e Frei, tuttavia le ipotesi più interessanti riguardano gli scenari del ballottaggio. I sondaggi mostrano che, se Ominami dovesse passare al ballottaggio, sarebbe in grado di ridurre il distacco con il favorito Pinera. Il candidato di Alianza è oggi dato al 45% su Frei, fermo al 38%, mentre la coppia Pinera-Ominami è data a 43% contro 40%. Nel caso Ominami non andasse al ballottaggio, i suoi voti sarebbero comunque fondamentali per il successo finale dei leaders dei due schieramenti; in questo ultimo caso è da riscontrare come i supporters di Ominami solo parzialmente sarebbero disposti a riversare i loro voti a Eduardo Frei.

- Sebastian Pinera: il candidato dell’opposizione, a oggi in testa ai sondaggi.
Le ragioni di un cambiamento: la continuità del progressismo.
Le prossime elezioni presidenziali cilene segneranno inevitabilmente un cambiamento, non solo perché Michelle Bachelet non sarà più Presidente e l’opposizione ha buone possibilità di tornare al governo del Paese. Il cambiamento più tangibile si riscontra nella società cilena. A dicembre, infatti, almeno 200.000 nuovi elettori andranno a votare per la prima volta, portando nell’arena politica le istanze di una popolazione giovane ancora affamata di progressismo. Il successo del Cile è sicuramente dato dalle ottime performances economiche degli ultimi anni, ma le conquiste sociali hanno accompagnato questa crescita. Legalizzazione del divorzio, attenzione alle minoranze, maggiori aperture nei confronti delle donne, politiche del lavoro attente alle istanze sociali e una continua lotta per ridurre le sperequazioni sociali: queste sono solo alcune delle conquiste dell’ultimo quinquennio. La popolazione ha una forte necessità di continuare su questa via e di proseguire nel cambiamento.
In quest’ottica, la candidatura di Frei ha l’ombra di un riciclo accompagnato da velleità meno progressiste dell’attuale Governo. Questo spiraglio progressista, fortemente limitato in Frei, è invece riscontrato nella candidatura di Marco Enriquez Ominami, decretando allo stesso tempo il successo della sua candidatura e la fine del ciclo politico della sinistra cilena. La società cilena è ampiamente soddisfatta di ciò che è stato fatto negli ultimi anni, dato riscontrabile nel gradimento della Presidenza Bachelet, e ne beneficia i risultati ma è altresì convinta che la coalizione di centro-sinistra non sia più in grado di intercettare quello di cui la stessa società necessita. I cileni guardano alla necessità di riforma del sistema educativo, alle dispute per i diritti degli indigeni, alle ancora forti differenze fra ricchi e poveri, fra possibilità riservate agli uomini e quelle alle donne, ai diritti omosessuali, l’aborto ma anche all’ambiente e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Anche se Ominami racchiude nella sua candidatura questa istanza di progressismo, difficilmente raggiungerà il ballottaggio, mentre un suo successo finale è ancora più improbabile. Il risultato della sua candidatura comporterà comunque un esito negativo per la sinistra. La Concertacion sembra giunta al capolinea del suo percorso politico. La sconfitta al ballottaggio potrebbe costituire una transizione a un rinnovamento moderato, mentre l’esclusione al primo turno potrebbe sancirne la fine. Sembra, infatti, possibile che una parte della Concertacion possa supportare Ominami, in un’ottica futura. Marco Enriquez Ominami potrebbe trarre un grosso vantaggio dalla propria sconfitta all’ipotetico ballottaggio, poiché aprirebbe di forza la fase rinnovatrice nella sinistra e disporrebbe di tempo e autorità per costruire la propria candidatura alle successive elezioni.
Marco Pedrazzini
Questa analisi (Aggiornamento e rivisitazione di un precedente lavoro per Equilibri.net) è pubblicata esclusivamente per “Geopoliticaloutlook.com” ed è protetta dal diritto d’autore. Non può essere pubblicata, in toto o in parte, senza l’autorizzazione dell’autore. In questo caso, si prega di inviare un’e-mail alla redazione, consultando la sezione “Contatti & Collaborazioni”.

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