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Le elezioni presidenziali in Cile potrebbero segnare non solo la vittoria dell’opposizione, ma la fine di un ciclo politico. La società cilena e la voglia di progressismo.

Il 13 dicembre 2009, il Cile andrà alle urne per scegliere il nuovo Presidente, mentre Michelle Bachelet non potrà ricandidarsi. La coalizione di centro-sinistra, che ha guidato il Paese fin dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, per quasi vent’anni, sta implodendo su se stessa: divisa al proprio interno, ripiegata su un frammentario individualismo e incapace al rinnovamento. L’opposizione verosimilmente vincerà le elezioni mentre la candidatura di Marco Enriquez Ominami, nuova figura progressista nel panorama politico cileno e terzo candidato alle presidenziali, potrebbe trasformare la sconfitta della sinistra in una definitiva disfatta; al contempo Ominami potrebbe incarnare, per il futuro, il rinnovamento che il Paese richiede. I cileni, soprattutto le fasce più giovani della popolazione, sentono il forte bisogno di continuare il cammino del progressismo e daranno il proprio voto a chi meglio saprà intercettare questo bisogno.