Il Perù del Presidente Alan Garcia Perez sta affrontando un periodo di profonda crisi. La gravità della situazione è dovuta all’interazione contemporanea di diversi fattori, in particolare, la mancanza di una chiara politica economica anti-crisi, l’esplosione dello scontro sociale dovuto all’insostenibilità delle condizioni di vita da parte della popolazione e la mancanza di efficaci politiche sociali, mentre la guerriglia del Sendero Luminoso sembra essere di nuovo in grado di colpire lo Stato. Il background di tali emergenze è dato da un’ingovernabilità numerica in Parlamento e dall’assenza di un’autorità governativa stabile; ad aggiungersi la corruzione e la frammentazione politica endemiche nel Paese. Di fatto, è verosimile che le istituzioni peruviane non abbiano la forza per sovvertire tale spirale; l’eventuale collasso dell’intero sistema comincia a essere un’opzione considerabile.
Il Presidente Alvaro Uribe ha indubbiamente contribuito, con due mandati consecutivi dopo un emendamento costituzionale, a migliorare le condizioni della Colombia. Dopo decenni di anarchia è stata ripristinata la legalità democratica. Indipendentemente dall’ideologia politica la sicurezza interna è concretamente migliorata; sono stati inferti forti colpi ai gruppi terroristici, sia di destra sia di sinistra, tagliando inoltre i loro canali di finanziamento; tuttavia le sfide sul futuro sono molteplici e pressanti. Su tutte: continuare la guerra ai narcotrafficanti, agire per contenere la crisi economica e convincere gli alleati – soprattutto gli Stati Uniti di Barack Obama – in merito alle numerose violazioni dei diritti umani. Di contro, il Senato ha appena approvato una legge per una modifica costituzionale per consentire a Uribe di candidarsi una seconda volta consecutiva alle presidenziali del 2010. La domanda in questione è se è opportuno per il Paese che Uribe si candidi per un terzo mandato. La risposta è negativa, poiché si rischierebbe una deriva pericolosamente personalistica a fronte invece della necessità di istituzionalizzare le conquiste democratiche raggiunte.