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Le elezioni presidenziali in Cile potrebbero segnare non solo la vittoria dell’opposizione, ma la fine di un ciclo politico. La società cilena e la voglia di progressismo.

Il 13 dicembre 2009, il Cile andrà alle urne per scegliere il nuovo Presidente, mentre Michelle Bachelet non potrà ricandidarsi. La coalizione di centro-sinistra, che ha guidato il Paese fin dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, per quasi vent’anni, sta implodendo su se stessa: divisa al proprio interno, ripiegata su un frammentario individualismo e incapace al rinnovamento. L’opposizione verosimilmente vincerà le elezioni mentre la candidatura di Marco Enriquez Ominami, nuova figura progressista nel panorama politico cileno e terzo candidato alle presidenziali, potrebbe trasformare la sconfitta della sinistra in una definitiva disfatta; al contempo Ominami potrebbe incarnare, per il futuro, il rinnovamento che il Paese richiede. I cileni, soprattutto le fasce più giovani della popolazione, sentono il forte bisogno di continuare il cammino del progressismo e daranno il proprio voto a chi meglio saprà intercettare questo bisogno.

Brasile: una sintesi della politica interna a un anno dalle elezioni.

Il prossimo anno si terranno in Brasile le elezioni generali. La posta in gioco è alta, soprattutto perché l’attuale Presidente Luiz Inacio Lula da Silva non potrà più presentarsi per un nuovo mandato. A oggi, parecchi movimenti agitano le acque della politica interna Brasiliana. Il Partito dei Lavoratori, del Presidente, è stato colpito, nell’ultimo anno, da una serie di defezioni di senatori e di un ministro, mentre si accrescono gli scandali di corruzione. L’opposizione sembra stabilmente in vantaggio, ma potrebbe non essere in grado di mantenere tale distanza fino all’ottobre 2010. Candidati minori frazionano le percentuali degli aspiranti Presidenti: sembra quindi certo che nessun candidato riuscirà a ottenere la maggioranza dei voti al primo turno. Il Brasile si appresta a vivere un anno politicamente molto agitato.